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Sezione - Duomo di  Orvieto
LA FACCIATA: i disegni
Cristo Pantocratore
Opera del Duomo di Orvieto Cristo Pantocratore


Indice della sezione
La cattedrale
"Prima" del Duomo
La storia
Il miracolo
La piazza
La facciata
I fianchi e le porte
L'interno
Il coro
La tribuna
La pietà
Gli altari
Cappella di S. Brizio
Capp. del Corporale
Informazioni
Feste religiose
 

 

 

Particolare dei bassorilievi della facciata
Opere contemporanee e passaggi di una sola, fondamentale idea architettonica, oppure segni evidenti di fasi storico-costruttive diverse del cantiere del Duomo? Queste ed altre opinioni hanno a lungo alimentato il c.d. "problema dei disegni della facciata", i quali, costituendo le vere premesse del linguaggio architetturale e decorativo della fronte del monumento, sono tuttora strumenti filologici fondamentali per lo studio dell'opera d'arte.
Si tratta degli incompiuti disegni architettonici, su pergamene di grande formato (gavantoni magni pecudini), raffiguranti due soluzioni diverse per la facciata del Duomo (monocuspidale e tricuspidale). Presenti nell' inventario dei beni della Fabbrica rispettivamente nel 1377 e nel 1383 e attualmente conservati presso il Museo dell'Opera, in origine questi disegni dovevano servire ai maestri per discutere tra loro ipotesi ed idee costruttive e per presentare i progetti alla committenza.
Raffronti stilistici e compositivi, nonché analisi specifiche del supporto pergamenaceo hanno evidenziato una differente cronologia e una dissomiglianza proporzionale tali da avvalorare l'ipotesi dell'attribuzione a due autori ed ambienti culturali diversi.
Eseguito probabilmente per primo, il disegno monocuspidale, privo di guglie e coronamento, è caratterizzato dalla preponderanza assoluta, nella tripartizione della facciata, del corpo centrale, che si sviluppa eccessivamente in larghezza e in altezza rispetto alle due parti laterali basse, strette e con coronamento orizzontale. Molto dettagliata è la rappresentazione della parte inferiore con i portali e gli elementi scultorei , compreso anche il gruppo della Maestà.
Chiara è la matrice gotica francese dei motivi architettonici e figurativi del primo disegno (Notre-Dame, Saint Chapelle di Parigi e di Saint Denis), i quali rivivono liberamente in un'originale soluzione italiana, cui non sono estranei neanche temi di derivazione toscana, soprattutto senese.
Questi riferimenti stilistici hanno indotto la critica recente a ricollegare il disegno monocuspidale all'eclettismo del cantiere delle origini (cantiere pontificio) e ad ipotizzarne la paternità dello scultore Ramo di Paganello, direttore artistico dell'epoca.
Nel secondo disegno, in cui figurano le tre cuspidi equilatere di coronamento fiancheggiate da guglie, mentre le parti laterali si allargano per ottenere maggiore equilibrio con la sezione centrale, si rivela forse un legame maggiore con la cultura pisana e senese del tempo (Nicola e Giovanni Pisani), cui appartiene il motivo del rosone inquadrato da nicchie.
Proprio questa presunta "impronta toscana" ha favorito l'attribuzione a Lorenzo Maitani; altri elementi concorrerebbero ad avvalorare tale ipotesi, come ad esempio la forte vicinanza del disegno alla facciata costruita, di cui l'architetto senese risulta essere responsabile sulla base di alcune registrazioni di pagamento; non bisogna dimenticare, però, che la memoria, viva, del Maitani, nel cantiere orvietano, può essere alla base dell'attribuzione al maestro senese, da parte di un notaio dell'Opera, di un antico disegno della fronte del Duomo rinvenuto nell'archivio della fabbrica e inventariato nel 1377.


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