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Sezione - Duomo di  Orvieto
LA FACCIATA: i bassorilievi
Cristo Pantocratore
Opera del Duomo di Orvieto Cristo Pantocratore


Indice della sezione
La cattedrale
"Prima" del Duomo
La storia
Il miracolo
La piazza
La facciata
I fianchi e le porte
L'interno
Il coro
La tribuna
La pietà
Gli altari
Cappella di S. Brizio
Capp. del Corporale
Informazioni
Feste religiose
 

 

 

Incerto e misterioso per l'ideatore e la cronologia, il programma scultoreo a bassorilievo illustrato alla base dei quattro pilastri della facciata del Duomo rappresenta Storie del Vecchio e del Nuovo Testamento.
Già definite "sermoni di pietra", le singole scene, disposte in registri diversi e divise da tralci d'acanto, d'edera e di vite, enunciano, con sapienza narrativa, un preciso messaggio dottrinale ed escatologico. Si tratta della Storia dell'umanità dalle origini alla fine del mondo, in cui è fondamentale il ruolo svolto dal mistero dell'Incarnazione e dalla vita di Cristo; un'attenzione particolare è riservata a temi come la Redenzione ed il Giudizio Universale. A fare da raccordo tra la vecchia e la nuova alleanza è la Vergine Maria, advocata del genere umano e portatrice di salvezza.
Molteplici sono le fonti narrative, esegetiche ed iconografiche liberamente utilizzate nell'elaborazione di questo programma: si va da un possibile prototipo orientale dell'Albero di Jesse (area bizantina, seconda metà del XIII sec.) per i rilievi del secondo pilastro, a modelli romano-benedettini per i pilastri esterni, a cui si uniscono il ricorso alla tradizione classica nella rappresentazione dell'anatomia, i riferimenti francescani nella concezione della natura e un'attenzione alle idee di S.Paolo nell'illustrazione del Giudizio finale.
La differenza di stile dei rilievi ha permesso di individuare due fasi di esecuzione: una più antica e legata al c.d. "cantiere pontificio", (cui appartengono i pannelli dei pilastri interni), l'altra riconducibile al generale mutamento di indirizzo artistico e alla venuta di Lorenzo Maitani.
Dalle origini fino al 1303 circa lavorò alla decorazione scultorea della facciata una bottega caratterizzata da una cultura eclettica: maestranze francesi, tedesche, inglesi, polacche, spagnole, guidate dal "primo Maestro del Duomo", forse identificabile con lo scultore oltremontano Ramo di Paganello, introdussero ad Orvieto una lettura nuova, francesizzante della cultura plastica di Nicola Pisano, ricca di riferimenti alle sculture delle grandi cattedrali francesi del sec.XIII.
Allontanato lo scultore dei primi rilievi e superata la congiuntura critica della Fabbrica, la decorazione dei pilastri interni fu completata, presumibilmente, a partire dal 1304, dal secondo maestro, il c.d. 'maestro sottile', indicato da molti come lo stesso Lorenzo Maitani. Pur rispettando, a volte con difficoltà, un criterio di uniformità, il 'maestro sottile' rivelò, soprattutto nel primo pilastro, eseguito per ultimo, il suo modo tutto personale e moderno di intendere il gotico nordico attraverso l'elaborazione dell'arte classica in uno stile narrativo raffinato, ricco di particolari, di realismo e animato dal"sentimento della storia".


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I bassorilievi


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