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Sezione - Duomo di  Orvieto
I FIANCHI E LE PORTE LATERALI

 

Cristo Pantocratore
Opera del Duomo di Orvieto Cristo Pantocratore


Indice della sezione
La cattedrale
"Prima" del Duomo
La storia
Il miracolo
La piazza
La facciata
I fianchi e le porte
L'interno
Il coro
La tribuna
La pietà
Gli altari
Cappella di S. Brizio
Capp. del Corporale
Informazioni
Feste religiose
 

 

 

I fianchi del Duomo, non toccati dagli interventi del Maitani o dai lavori cinque-seicenteschi, testimoniano le soluzioni formali adottate dal primo architetto del Duomo. L'originalità del primitivo disegno architettonico è racchiusa nel prolungamento dei fianchi, caratterizzati dalla serie di cappelline estradossate, estesa, con serrata cadenza, nella testata del transetto, ad unire in un solo ritmo fiancata e nave trasversale.
"Questo rivela che il tema architettonico dominante era quello di realizzare l'effettiva e piena unità nell'intera figurazione sui fianchi del Duomo, senza più alcun limite di separazione tra il fianco vero e proprio e il lato corto del transetto: compito di una difficoltà grandissima, ma la risoluzione creata ha conquistato l'unità formale, identificando sullo stesso piano verticale le pareti delle navate basse e del transetto e architettando questa superficie, dal contorno di gigantesca 'L' rovesciata, come fronte di un corpo unico" (R. Bonelli).
L'intervento del Maitani, con la costruzione delle coppie di archi rampanti contrafforti e speroni sulle testate del transetto, avrebbe annullato la novità architettonica proposta dal Maestro del Duomo e, nello stesso tempo, avrebbe annullato il riferimento alla committenza pontificia, testimoniato con il diretto riferimento alla analoga serie di cappelline estradossate presente nella sala
del Concistoro di Leone III, nel complesso architettonico e monumentale del Laterano.
Altro testimone del clima culturale ed artistico proprio del cantiere del Duomo anteriore all'arrivo del Maitani è la c.d. Porta del Vescovado, che si apre sul lato sud della cattedrale. Qui i lavori a traforo dello strombo del portale e l'architrave in bronzo, opera firmata da Rubeus, testimoniano la presenza di maestranze nordeuropee operanti nella loggia del Duomo sotto la direzione dell'enigmatico maestro Ramo di Paganello.
Di minore importanza le due porte che si aprono lungo il fianco settentrionale del Duomo. La c.d. Porta del Corporale (o di Postierla o di Vignarco), posta tra la quinta e la sesta cappellina estradossata (ora tra l'ultima cappellina e la parete della Cappella del Corporale), fu murata durante i lavori cinque-seicenteschi e riaperta soltanto in tempi recenti, durante i restauri della fine dell'ottocento; in quell'occasione si provvide al rifacimento dell'architrave in bronzo (opera di Adolfo Cozza), delle mensole, della cornice e della lunetta (lavoro dello scarpellino Montanucci). La c.d. Porta dei Canonici (o di Canonica), che si apre tra la terza e la quarta cappellina estradossata, è piccola e semplice ed in epoca tarda le fu sovrapposta un'orribile tettoia "che guasta l'intera veduta della fiancata" (Bonelli); unico motivo di mensione è la Madonna in trono col Bambino, affresco di Andrea di Giovanni (1412).


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