Duomo
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Sezione - Duomo di  Orvieto
L'INTERNO: la storia
Cristo Pantocratore
Opera del Duomo di Orvieto Cristo Pantocratore


Indice della sezione
La cattedrale
"Prima" del Duomo
La storia
Il miracolo
La piazza
La facciata
I fianchi e le porte
L'interno
Il coro
La tribuna
La pietà
Gli altari
Cappella di S. Brizio
Capp. del Corporale
Informazioni
Feste religiose
 

 

 

Nonostante le diverse alterazioni subite nel corso dei secoli, all'interno della cattedrale è ancora percepibile il progetto iniziale legato al tema basilicale (rispettato senza incertezze fino al 1308 circa) e sono visibili i riferimenti ad exempla romani (Basilica Vaticana; S. Giovanni in Laterano), come le maestose colonne classiche, la diversa altezza delle navate e le proporzioni di quella centrale (rapporto 1:2 con pareti divise in due ordini sovrapposti), le cappelline sui fianchi e la serie delle arcate.
L'adesione a questa tradizione antica, rivisitata e "modernizzata" nelle dimensioni e nella concezione unitaria dello spazio, cui concorrono anche la dicromia del rivestimento di tutte le superfici (filari in travertino e basalto) e l'uso della luce, doveva essere ancora più evidente nella primitiva soluzione dell'abside semicilindrica. Quest'ultima, accogliendo la convergenza prospettica degli elementi delle navate, costituiva "il punto d'arrivo dell'architettura dell'interno"; nel 1328, tuttavia, l'equilibrio fu infranto con la costruzione, da parte del Maitani, dell'enorme tribuna quadrata (ripresa dalle architetture degli ordini mendicanti), che, mal accordandosi col resto della chiesa, rese scura, piatta e troppo arretrata la parete di fondo, alterando la visione d'insieme.
A partire dalla metà del '300 modificazioni
ed aggiunte furono apportate anche al transetto con l'apertura di due rosoni nelle testate (1330-5) e l'edificazione delle grandi cappelle rettangolari del Corporale (1350-6) e di S.Brizio (1408-1444).
Gli interventi più significativi all'interno del Duomo risalgono, comunque, al XVI sec., con la collocazione, nel lato di fondo del braccio destro del transetto, del grande Altare dei Magi (1538-46); a questo si aggiunsero il simmetrico Altare della Visitazione (1546-54) nel braccio sinistro, le nicchie con statue, nelle pareti d'ingresso delle grandi cappelle, il gruppo marmoreo della Pietà, capolavoro dello Scalza, e al grande organo, tutti elementi che permettono, ancora oggi, di intuire la portata dell'ambizioso progetto decorativo cinquecentesco, non più leggibile dalla fine del XIX sec.
L'Opera del Duomo, su indicazione della Commissione Artistica Ministeriale, avvierà, nel 1877, un'opera di demolizione e rimozione dei grandi altari cinque-secenteschi e dei loro arredi, con l'intento di riportare l'interno della cattedrale orvietana alle sue forme primitive.
Tale lavoro, che ci ha privati di uno dei più estesi programmi artistici del manierismo, ha permesso, grazie agli studi dello storico archivista Luigi Fumi, dell'ing. Paolo Zampi e dell'ing. Carlo Franci, la "scoperta" dell'organismo architettonico del Duomo.


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