Duomo
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Sezione - Duomo di  Orvieto
L'INTERNO: le trasformazioni cinquecentesche
Cristo Pantocratore
Opera del Duomo di Orvieto Cristo Pantocratore


Indice della sezione
La cattedrale
"Prima" del Duomo
La storia
Il miracolo
La piazza
La facciata
I fianchi e le porte
L'interno
Il coro
La tribuna
La pietà
Gli altari
Cappella di S. Brizio
Capp. del Corporale
Informazioni
Feste religiose
 

 

 

Particolare delle decorazioni
Mossa dal desiderio di sistemare l'interno della cattedrale, ancora Medioevale, secondo uno stile moderno ed uniforme, nel XVI sec. l'Opera del Duomo si rivolse ai migliori scultori, pittori e stuccatori del tempo per proseguire e completare, nel ruolo di principale committente d'arte, un progetto di ristrutturazione avviato nel 1536 da Paolo III Farnese.
Rappresentando alcuni ideali di riforma della sua epoca, il pontefice, particolarmente legato ad Orvieto, fece spostare il coro ligneo dei canonici dall'inizio della navata centrale alla tribuna, rendendo così visibile l'altare maggiore che da centro devozionale divenne anche centro visivo della chiesa; fece pavimentare l'area occupata dal coro con una decorazione a gigli farnesiani, ancora visibili; non fu invece realizzato il nuovo soffitto a cassettoni progettato per il papa da Antonio da Sangallo il Giovane.
Al rinnovamento promosso da Paolo III seguì la costruzione, voluta dalla Fabbrica, dei due altari della crociera; tra il 1550-1560 le cappelle delle navate furono adornate con altari, sculture e rilievi decorativi in stucco, affreschi e pale d'altare raffiguranti Storie dei miracoli e della Passione di Cristo.
Nel 1560 venne collocato sull'altare maggiore un nuovo tabernacolo ligneo, progettato da Raffaello da Montelupo e scolpito dallo Scalza, andato interamente perduto, se non per le decorazioni pittoriche eseguite da Cesare Nebbia (1563), oggi conservate presso il Museo dell'Opera.
Contemporaneamente iniziò l'esecuzione delle prime grandi statue marmoree, che poi costituiranno le serie degli Apostoli e dei Santi che, dislocati in tutta la chiesa, rafforzavano con la loro presenza fisica il messaggio liturgico.
L'attenzione fu quindi spostata alla parete di controfacciata, che assunse un aspetto "scenografico" grazie alla sapiente combinazione di pittura, scultura e architettura prevista dal progetto dello Scalza (1579); dal punto di vista iconografico invece si tornava al tradizionale schema devozionale del Duomo: quello mariano.
A completamento della trasformazione interna fu posto nella zona superiore del transetto sinistro il grande organo (opera dello Scalza, 1580) che, con la sua ricca ornamentazione, la sua policromia, le sue dorature, ancora oggi sembra alludere all'intero impianto decorativo barocco e manierista.
Alla realizzazione di questi interventi presero parte molti artisti famosi provenienti dai grandi centri artistici del tempo: Taddeo e Federico Zuccari, il Pomarancio, Gerolamo Muziano (oltre naturalmente a quelli già menzionati); figure di spicco furono i due artisti orvietani Ippolito Scalza, per la parte architettonica e scultorea, e Cesare Nebbia, per quella pittorica, dei quali restano numerosi progetti al Museo dell'Opera.
A parte la levatura delle maestranze, il progetto decorativo del XVI sec. assunse una grande importanza storica perché considerato la prima applicazione dei dettami del Concilio di Trento in materia d'arte.

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