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Sezione - Duomo di  Orvieto
CAPPELLA DEL CORPORALE: le pitture
Cristo Pantocratore
Opera del Duomo di Orvieto Cristo Pantocratore


Indice della sezione
La cattedrale
"Prima" del Duomo
La storia
Il miracolo
La piazza
La facciata
I fianchi e le porte
L'interno
Il coro
La tribuna
La pietà
Gli altari
Cappella di S. Brizio
Capp. del Corporale
Informazioni
Feste religiose
 

 

 

Il programma pittorico della Cappella del SS.mo Corporale fu concepito come "un vasto complesso di carattere storico, dottrinario e simbolico" (E. Carli), volto a sostenere la devozione al mistero della Transustanziazione.
Nelle volte e nelle pareti si susseguono storie eucaristiche che fanno riferimento al Vecchio e al Nuovo Testamento, ai Padri della Chiesa e a S. Agostino; gli episodi, densi di pathos e di forte impatto didattico-dimostrativo, sono tratti, per lo più, dai "repertori" dei pensatori e predicatori del tempo, veicolati ad Orvieto in particolare dal convento domenicano di Orvieto, probabile ideatore o collaboratore nella definizione dello schema decorativo della Cappella.
In un'epoca in cui, per fugare i dubbi di fede e percepire la presenza divina nel mondo reale, l'immaginario collettivo aveva bisogno di identificarsi con modelli semplici, fatti di immagini e parole, una Verità ineffabile come quella della natura dell'Eucarestia, vero sangue e vero corpo di Cristo, è resa fruibile attraverso una serie di exempla chiarificatori, corredati da didascalie esplicative, i c. d. tituli; gli esempi mostrano ai fedeli i prodigi ed i pericoli legati all'ostia miracolosa, inducendoli al pentimento e alla conversione.
Il ciclo si apre con i simboli, le profezie e la dottrina eucaristici raffigurati nelle volta sopra l'altare; le storie di personaggi biblici come Mosè, Abramo, Elia, Melchisedech "prefigurano" il Miracolo del corpo di Cristo, promettendone il compimento, mentre i Dottori della Chiesa (nei lunettoni) sottolineano il valore profetico delle scene suddette; S. Agostino, S. Tommaso e S. Paolo sono ritratti, con allegorie, nel momento della rivelazione eucaristica.
Il mistero della Transustanziazione acquista una profonda e concreta contestualizzazione storico-geografica nelle scene del Miracolo di Bolsena della parete destra, la cui ambientazione si caratterizza come "orvietana", con luoghi facilmente riconoscibili e familiari per favorire, come avviene negli smalti del Reliquiario, l'immedesimazione da parte degli osservatori.
Sono ripercorsi i momenti più salienti del culto della sacra reliquia, dal dubbio del prete boemo al trasporto ad Orvieto, accolto con grandi festeggiamenti della cittadinanza orvietana, la quale, eletta da papa Urbano IV custode del Corporale, Lo assunse ben presto anche come simbolo civico, oltre che religioso. L'ostensione pubblica della reliquia raffigurata in una piazza (anziché nel tradizionale spazio chiuso della chiesa), potrebbe alludere ad una fase più tarda del culto, riproducendo l'annuale processione del Corpus Domini, in particolare il momento in cui l'ostia viene mostrata al popolo fuori delle porte della cattedrale.
Storie di miracoli dell'Eucarestia, con ostie che si trasformano in fanciulli, che stillano sangue e salvano bambini ebrei, oppure che sono oggetto di abusi e dissacrazioni, confermano e avvalorano, con il forte carattere persuasivo, la dottrina eucaristica, la quale, a conclusione del ciclo, risulta inserita in una dimensione cristologica, rappresentata dalla scena della parete d'ingresso (l'Ultima cena) e di quelle dietro l'altare (in particolare la Resurrezione). Il sacramento dell'Eucarestia rinnova continuamente la presenza di Cristo tra gli uomini e ne attualizza il sacrificio nell'ambito di una prospettiva di salvezza e di vita eterna.

 
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