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Il Museo Emilio Greco nel sistema del Museo dell’Opera del Duomo
Un Progetto dell'Istituto d'Arte sulla Chiesa di San Rocco e gli affreschi di Pinturicchio in Duomo. In collaborazione con il Museo dell'Opera del Duomo
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Il Museo Emilio Greco nel sistema del Museo dell’Opera del Duomo
Con l’inserimento del Museo Emilio Greco nel sistema museale dei Palazzi Papali, esso diviene il punto di avvio del percorso espositivo del M.O.D.O. Un momento e un luogo di acclimatazione dalla realtà del contemporaneo, di iniziale diretto contatto con il linguaggio artistico ancora mediato dalla modernità, prima di penetrare nelle profondità della storia e dell’arte verso cui conduce la visita alle altre sedi.
Nello stesso tempo, questa iniziativa intende riportare in evidenza il sostanziale legame che unisce Emilio Greco, protagonista di primo piano della cultura italiana del secondo dopoguerra, alla storia artistica della cattedrale orvietana e che segna la vitalità dell’organismo monumentale nell’attualità del contemporaneo come produttore ed emanatore di arte oltre che secolare recettore.
Dall’11 agosto del 1970 i maestosi portali medievali accolgono le sculture dell’artista siciliano per il Duomo, le grandi ante bronzee realizzate tra il 1962 e il 1964.
Con questa straordinaria testimonianza del complesso e interessante processo di rinnovamento dell’arte sacra del secondo Novecento, prende l’avvio, in un climax a ritroso nel tempo verso le più famose icone della raccolta dell’Opera del Duomo, il percorso museale nei Palazzi Papali.
Rispettata, dunque, e valorizzata la presenza ormai connaturale del Museo Emilio Greco in piazza Duomo, museo divenuto luogo d’incontro, sede di molteplici fruizioni, di happening musicali e letterari, essa attualizza inevitabilmente il contesto culturale della cattedrale e del suo museo.
E sollecita nuove riflessioni sul tema dell’arte sacra oggi, spesso differito alle necessità della conservazione.

L’Incarico a Emilio Greco: 1962-70

Nel 1962 Emilio Greco riceveva da parte dell’Opera del Duomo l’incarico di scolpire le nuove porte per la cattedrale.
Greco, nato a Catania nel 1913, era un’artista già affermato e aveva al suo attivo la partecipazione a numerose mostre in Italia e all’estero, e, in catalogo, opere di fama come il Monumento a Pinocchio a Collodi, eseguito nel 1956; era titolare della cattedra di Scultura all’Accademia di Belle Arti di Napoli e avrebbe proseguito la carriera didattica a Roma, a Monaco di Baviera e a Salisburgo. Negli stessi anni dell’attività per la cattedrale orvietana ricevette da Mons. Giovanni Fallani l’incarico per il Monumento a papa Giovanni XXIII destinato alla basilica vaticana.
Le sue opere figurano oggi nei principali musei del mondo e, fino all’anno della sua morte, avvenuta a Roma nel 1995, ha ricevuto prestigiosi premi e riconoscimenti internazionali; per il profondo legame stabilitosi, volle donare alla città di Orvieto la maggiore collezione delle sue opere perchè venissero stabilmente esposte accanto alla cattedrale per la quale aveva appassionatamente lavorato.
Dopo l’approvazione dei bozzetti da parte della commissione incaricata, Emilio Greco consegnò, nel 1964, le monumentali ante bronzee fuse presso la “Fonderia d’arte Cav. Renzo Michelucci” di Pistoia –mentre alle armature d’acciaio per l’incardinamento provvedeva la ditta orvietana di Fernando Tenerelli.
Delle tre porte, quella centrale era dedicata al soggetto, a lungo studiato dall’artista, delle Opere di Misericordia; le due laterali, a condensare la duplice bellezza, ideale e naturale, della figura angelica.
Esse arrivavano in città l’8 agosto del 1964, in tempo perchè papa Paolo VI – che nel giugno precedente aveva inaugurato la Porta della Morte di Giacomo Manzù nella Basilica di San Pietro- in visita pastorale a Orvieto potesse prenderne visione all’interno della cattedrale, dove erano state depositate, ed esprimerne apprezzamento.
Non per questo se ne concludeva la vicenda critica. La bagarre, violenta e senza esclusione di colpi, si era accesa a livello nazionale fin dal 1963 e contava eccellenti personalità della cultura e dell’arte sia tra le fila degli entusiasti sostenitori sia tra quelle dei più polemici denigratori. La questione essenziale in realtà esulava nettamente dal giudizio estetico sull’opera realizzata da Emilio Greco. Il dibattito si era ormai spostato sul piano della conservazione e del rispetto del ciclo storico del monumento: più esattamente si discuteva sul come e quando tale ciclo dovesse considerarsi definitivamente chiuso e completo, tanto da dover escludere innovazioni, aggiunte o interferenze. Anche il percorso “burocratico” non facilitava l’esito della vicenda e la connotazione politica ben presto assunta o assegnata ai due fronti opposti costituì una condizionante dilazione.
Così, le nuove porte non si aprirono sulla facciata della cattedrale fino al 1970 quando intervenne un decreto ministeriale a sbloccare definitivamente l’interminabile, paradossale empasse. All’alba dell’11 agosto, dopo una veglia di preliminari lavorazioni, le ante bronzee furono incardinate nei fornici trecenteschi.
(20-09-2008)

Per informazioni:
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