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Sezione - Opera del Duomo
L'ORGANIZZAZIONE DEL CANTIERE

 

Signum
Opera del Duomo di Orvieto Signum


Che cos'é
Le origini
Il cantiere pontificio
L'epoca di passaggio
La prima legislazione
Il superamento della crisi
Il cantiere
L'orologio di Maurizio
L'istituzione
Il signum
XV e il XVI secolo
I capitoli del 1553
Il XIX secolo
I Regolamenti del 1866 e del 1867
La natura giuridica
L'attività
L'organizzazione
Il Consiglio
La sede
 

 

 

Nel corso del '300 la Fabbrica diventa un importante punto di riferimento nella vita quotidiana cittadina come luogo di sperimentazione tecnologica e di centro economico, impiegando nel suo cantiere oltre duecento lavoranti, soprattutto locali.
All'edificazione della cattedrale prendono parte, infatti, categorie diverse di manodopera, da quella generica e giornaliera a quella fissa e altamente specializzata, inserita o meno in una corporazione. Molte sono le qualifiche, le professioni ed i mestieri (142ca, censiti tra 1321 e 1450); si tratta perlopiù di persone appartenenti al settore dell'edilizia, come muratori e manovali, ma anche di lavoranti senza una precisa qualifica professionale, chiamati a lavorare ovunque e con qualsiasi mansione; tra essi probabilmente sono compresi lapicidi e spaccapietre a cottimo, addetti alla preparazione delle pietre ricavate dalle cave.
Gli artigiani ed operai qualificati sono soprattutto fabbri, che producono e riparano gli attrezzi, segatori di marmo e legname, falegnami, che si occupano delle impalcature e dei ponteggi e vetturali, per il trasporto dei materiali.
Fino alla metà del XIV sec. è documentata anche la presenza delle donne, addette al trasporto della pietra e della terra.
Il problema dell'organizzazione del lavoro è fondamentale in un cantiere di così grandi dimensioni , dove coesistono lavorazioni diverse, ciascuna svolta, per motivi logistici, in luoghi particolari, che si configurano come "microcantieri"e richiedono competenze diverse.
Oltre al Duomo in costruzione, altri luoghi di lavoro sono ubicati nella piazza: una fornace per la cottura del vetro, posta tra la tribuna della chiesa e il Palazzo Vescovile, i laboratori di tarsie lignee e della fusione del ferro, al pianoterra del Palazzo Soliano, la fornace per la calcina ed il laboratorio del mosaico, al pianterreno del Palazzo dell'Opera e la loggia degli scalpellini e dei maestri della pietra, di fronte al Duomo. Da ricordare sono anche i cantieri extraurbani, sorti nei luoghi di estrazione dei materiali o lungo le vie di trasporto.
A coordinare i lavori del "grande cantiere" è chiamato il capomaestro, progettista, costruttore dotato di una naturale predisposizione per l'architettura; alcuni maestri o manovali svolgono invece il ruolo di capogruppo, occupandosi della riscossione e ridistribuzione del salario per ogni squadra di lavoranti.
Quella della squadra è infatti la forma tipica di organizzazione del lavoro, del tutto simile a quella delle corporazioni; il gruppo, con una sua gerarchia interna, trova i suoi elementi unificanti nel tipo di lavorazione o nell'uso di particolari strumenti e attrezzature oppure nei vincoli di parentela tra gli operai.
L'idea generale è dunque quella di un progetto unitario ben preciso, che, trovando nell'Opera un elemento di raccordo, si avvale di un lavoro d'equipe, ma al tempo stesso di una suddivisione di compiti e qualifiche che ricorda la distinzione delle arti nelle diverse botteghe della città, nel cui contesto il cantiere sembra inserirsi perfettamente.


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