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Sezione - Opera del Duomo
L'OROLOGIO DI MAURIZIO, GIÀ DI MURICCIO

 

Signum
Opera del Duomo di Orvieto Signum


Che cos'é
Le origini
Il cantiere pontificio
L'epoca di passaggio
La prima legislazione
Il superamento della crisi
Il cantiere
L'orologio di Maurizio
L'istituzione
Il signum
XV e il XVI secolo
I capitoli del 1553
Il XIX secolo
I Regolamenti del 1866 e del 1867
La natura giuridica
L'attività
L'organizzazione
Il Consiglio
La sede
 

 

 

L'Opera, attraverso i suoi officiali è sempre presente nel cantiere ed esercita la sua supervisione e controllo su ogni tipo di attività e lavorazione, fino al punto di scandirne i ritmi, ricorrendo, a metà del XIV sec., ad uno strumento modernissimo: un orologio meccanico, il primo documentato in Europa; posto sulla torre che delimita l'area del cantiere, esso trasforma il tempo medioevale in tempo moderno, ovvero economico, legato alla produzione e al guadagno.
Il numero crescente di manodopera impiegata nell'edificazione del Duomo determina, infatti, l'esigenza di una scansione temporale più precisa per fissare in modo più rigido l'orario di lavoro e controllare così la puntualità dei lavoranti.
Nel 1347 l'Opera commissiona al maestro orologiaio Francesco di maestro Orvietano il meccanismo dell'orologio, realizzato, fondendo 285 libbre di ferro, da tre fabbri e otto lavoranti generici. L'anno successivo viene aggiunto un automa di bronzo per battere le ore, il quale raffigura un Dottiere nell'abito tipico degli inservienti della Fabbrica, con lo stemma sul petto (mentre il ridicolo cappello è opera moderna in sostituzione dell'originale andato perduto).
Compito dell'officiale della dòtta (termine che indica piccoli intervalli di tempo), che fa la sua comparsa proprio in questi stessi anni, è quello di registrare non solo le presenze e le assenze dei lavoranti, ma anche i loro ritardi, che comportano delle detrazioni dal salario, pagato dal Camerlengo dell'Opera ogni sabato, sulla base di tali registrazioni.
Il Dottiere, oltre a verificare il rispetto o meno degli orari di lavoro, deve anche proibire ai lavoranti di perdere tempo parlando tra loro e sorvegliare quelli che parlano male della Fabbrica, disdegnano i loro compiti.
A maggiore specificazione del ruolo svolto da questo personaggio nell'ambito del cantiere, un motto fuso sulla cinta dell'automa, recita: "Da te a me campana furo i pati, tu per gridar e io per fare i fati", a cui la campana risponde: "Se vuoi ch'attenga i pati dammi piano, se no io cassirò e darà invano", chiara allusione questa alla richiesta, da parte degli operai, di un lavoro meno duro.
Solo recentemente, per un adattamento fonetico del termine originario ariologium de muricçio, ovvero del cantiere, l'automa sarà chiamato dagli orvietani "Maurizio".


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