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Sezione - Opera del Duomo
I CAPITOLI DEL 1553

 

Signum
Opera del Duomo di Orvieto Signum


Che cos'é
Le origini
Il cantiere pontificio
L'epoca di passaggio
La prima legislazione
Il superamento della crisi
Il cantiere
L'orologio di Maurizio
L'istituzione
Il signum
XV e il XVI secolo
I capitoli del 1553
Il XIX secolo
I Regolamenti del 1866 e del 1867
La natura giuridica
L'attività
L'organizzazione
Il Consiglio
La sede
 

 

 

La prima riforma dello Statuto dell'Opera si ha nel 1553; ad integrare le norme già esistenti, vengono emanati altri capitoli che chiariscono e modificano parzialmente i compiti e le responsabilità dei vari officiali, apportando delle novità all'organigramma.
Il ruolo più elevato e rappresentativo è quello del Camerlengo (già Camerario nel 1421); egli è responsabile della chiesa, della sagrestia e degli oggetti in esse contenuti e sorveglia i ministri di culto ed i cappellani.
In qualità di "signore dei feudi" e di amministratore della giustizia nei castelli ereditati dalla Fabbrica, egli si occupa dei rapporti con i vassalli (oltre che con i lavoranti), tenendo una pubblica udienza per tre giorni alla settimana (giorni Iuridici) ed è tenuto a compilare il c.d. Memoriale della Fabbrica, un registro dove sono annotati tutti i beni immobili con i rispettivi vocaboli, pertinenze e confini.
Sull'operato del Camerlengo vigilano i quattro Soprastanti che, dopo aver prestato giuramento alla presenza del governatore, inviato dal governo centrale di Roma, costituiscono ora un consiglio vero e proprio (numeretto o piccolo consiglio), obbligato a riunirsi una volta al mese, e controllano anche i libri contabili.
Tuttavia la vera innovazione introdotta dagli ordinamenti del 1553 è costituita dalla nuova figura del Cassiere (o computista); si tratta di un ministro del Camerlengo preposto alla gestione dell'attività finanziaria dell'Opera e addetto alla tenuta di tre diversi libri di entrata/uscita (libro giornale, quinternuccio longo e libro grosso). Al computista è commissionato anche un nuovo tipo di registro, quello dei debitori e creditori dell'Opera, che, oltre a testimoniare una particolare attenzione alla contabilità, denota anche un interesse della Fabbrica per la produzione e conservazione di nuove forme documentarie, interesse che poco tempo dopo (1583, 1589) si tradurrà nell'idea di un "archivio".


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